Parigi come piace a noi: 7 giorni low cost con 3 ragazzi e divertimento a 5 stelle

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Parigi come piace a noi  copertinaCome conciliare due famiglie con un totale di tre adolescenti, una capitale ricchissima di stimoli e un budget low cost? Semplice, con tanta buona volontà e doti di pianificazione e il gioco è fatto.  La nostra scommessa era di organizzare una settimana a Parigi all’insegna della vacanza economica ma non per questo non ricca di appuntamenti e molto divertente, adattando il programma ai tre ragazzi con noi, per la prima volta turisti a Parigi. La redazione di una pratica guida che raccontasse l’esperienza è stata la mia sfida, perché desideravo che qualcun altro si ispirasse leggendola e ne traesse qualche utile spunto. Alla fine è risultata una grande vacanza molto istruttiva ed ha raggiunto l’obiettivo di essere improntata alla ricerca dell’economicità. Nella guida troverai consigli utili, reali, testati direttamente, funzionanti che potrai utilizzare subito per viaggiare spendendo molto meno di quello che hai sempre pensato! Per ogni giorno c’è un breve racconto delle attrazioni visitate, alcuni trucchi e suggerimenti, i “Top & Flop”, le mie riflessioni su cosa ho imparato per la prossima volta, il budget di spesa.

Breve storia di Airbnb

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La storia di Airbnb sembra un racconto, avventuroso e romantico, che iniziò in questo secolo, nel non troppo lontano 2007, a Los Angeles. Racconto avventuroso perché l’inizio e la trasformazione di una esperienza super-low-cost di ospitalità tra giovani  si moltiplicò all’infinito, e diede luce a una società solida e sana con una valutazione economica superiore a 24 miliardi di dollari USA, non lontana da quella delle maggiori catene mondiali di hotel come Hilton o IHC.

Come tutte le start-up, la “Airbedandbreakfast.com” non ebbe un inizio facile perché  il rischio di insuccesso o di non decollo era alto, ma negli USA si trova più facilmente che in Europa un finanziamento per far partire seriamente una start-up e i tre giovanissimi (Joe Gebbia, Nathan Blecharczyk e Brian Chesky) trovarono chi credette in loro e mostrarono il loro formidabile lato imprenditore.

Racconto romantico perché grazie alla tenacia, bravura, intuito e …. fortuna dei 3 soci fondatori la semplice e un po’ rockettara condivisione del materassino ad aria nel salotto di casa diventò in pochi anni una realtà consolidata, mondiale e con veri e propri letti, stanze, appartamenti, barche, immobili di lusso, giardini, tende e anche castelli con attore un nuovo network di appassionati che ha travalicato i confini, religioni, abitudini, età.

Airbnb, servizio web che mette in contatto privati con alloggi da affittare e persone alla ricerca di sistemazioni per brevi o medi periodi, ora è attivo in quasi tutto il globo e conta oltre 2 milioni di annunci in tutto il mondo in 34.000 città,  in grande crescita anno su anno.

Solo in Italia – secondo quanto riportato dalla Stampa lo scorso 7 luglio 2015 – Airbnb conta 150.000 alloggi e in un anno è cresciuto del 99%. Il nostro Paese è il terzo al mondo per giro d’affari dopo Stati Uniti e Francia e gli stranieri che lo utilizzano in un anno sono cresciuti del 141%. Solo a Milano l’effetto Expo ha determinato un +293%. Cifre che parlano da sole.

L’aspetto più romantico di Airbnb è qualcosa di più del solo viaggiare, è conoscere e instaurare relazioni umane, diventare un insider nel paese straniero, ma anche essere meno straniero all’estero. E così Airbnb ha dato voce e volto ad un pacifico movimento popolare di gente, turisti, businessmen, studenti, famiglie, talvolta nella doppia veste di ospitanti e ospitati (i cosidetti “host” e “guest”), che si muove per i continenti entrando nelle case e vivendo da vicino una esperienza nel Paese che hanno scelto.

I vantaggi non sono solo questi: il costo di un soggiorno con Airbnb è normalmente più basso di un hotel di medio livello, l’accoglienza dei padroni di casa è insostituibile per creare una relazione che negli hotel non è possibile, per raccomandare un ristorante tipico o un negozio davvero unico mai menzionato dalle guide, o per indirizzare i turisti in un tour inedito della città.

Leggere il profilo dei tuoi affittuari e scoprire che si ha un hobby in comune nonostante le migliaia di km di distanza, ci fa sentire meno spaesati, meno stranieri e attiva la conversazione. Infatti “Belong Anywhere” (è un concetto: sentirsi a casa propria ovunque) è il nuovo claim/mantra di Airbnb, e mai parole furono più potenti per esprimere questa sensazione.

Airbnb è in costante evoluzione per offrire forme di soggiorno sempre più aderenti alle richieste dei viaggiatori, aiutando concretamente gli host nel loro percorso di micro-imprenditorialità. E non dimentichiamo l’indotto generato da questo tipo di attività : la nascita di nuove agenzie di servizi, evoluzione delle società di pulizie in grado di rispondere alle richieste di chi non può/vuole occuparsi della gestione degli appartamenti in affitto temporaneo e così via.

In un prossimo futuro ci saranno convenzioni globali o nazionali con altre aziende di servizi e/o prodotti che potranno ricreare le abitudini locali degli affittuari là dove sono in viaggio (vuoi mettere un sabato sera nella casa mangiando tutti insieme la pizza con il delivery di PizzaHut, con uno sconto speciale per i clienti Airbnb?). Non inorridite, una cena italiana offerta ai guest sarà indubbiamente più apprezzata, si tratta di fare esempi concreti di convenzioni facilmente erogabili su piattaforma digitale.

Da tempo si discute dell’impatto che Airbnb ha avuto e avrà sul settore turistico e alberghiero e alcuni hanno ipotizzato che questo servizio possa diventare un nuovo canale di distribuzione per gli hotel. Insomma, il bello deve ancora venire, ma i nostri tre giovani soci fondatori sono pieni di idee e progetti, non ci deluderanno.

In chiusura, voglio portarvi a riflettere su un punto che mi ha veramente colpito nella sua semplicità e profondità. Credo che valga la pena riflettere un minuto sul valore di una attività elementare come affittare una stanza di casa propria in un momento di crisi economica come quello in cui ci troviamo da qualche anno.

Per una famiglia di coniugi pensionati o per la coppia con la sindrome del “nido vuoto”,  la stanza inutilizzata del figlio adulto diventa un piccolo capitale che può fruttare qualche profitto. Così la coppia si trasforma in piccolissimo imprenditore, prende energie dal rinfrescare le lingue straniere per comunicare con gli ospiti, può offrire un buon breakfast tradizionale cucinato con amore e fantasia, può arrotondare la pensione o trovare qualche finanziamento per i suoi hobby o viaggi. Non è un grande valore sociale questo?

 

NUOVE OFFERTE COMMERCIALI RETAIL : A CHINATOWN E’ FINITA L’ERA DEL MERCATO DI CONCORRENZA PERFETTA, ORA IL NUOVO TREND E’ LA ESCLUSIVITA’ DELL’OFFERTA E LA IPERSPECIALIZZAZIONE

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A Chinatown, zona Sarpi a Milano, dove abito da 15 anni, succede quello che sognavo da tempo, ovvero una diversificazione e riqualificazione dell’offerta dei negozi e l’apertura di test-shop, flagship store o nuove formule ristorative. Intendo dire negozi al dettaglio o ristorantini davvero unici, che strizzano l’occhio anche ai milanesi, non più esclusivamente appannaggio dei cinesi. Qui si vendono prodotti e cibi che sono felice di comprare o assaggiare e la composizione dei clienti in questi negozi è ormai 50-50. Ma la metamorfosi ci ha messo un po’ di tempo. All’inizio degli anni 2000, la storicissima via Paolo Sarpi adiacente a Chinatown, è stata letteralmente devastata da una ondata di acquirenti cinesi che, con tecniche non proprio ortodosse e tanti soldi contanti, convincevano alla (s)vendita i superstiti dettaglianti orto-frutta, librerie, gli store di abbigliamento per bambini, il pane-latte all’angolo, per rilevare in fretta le attività. Obiettivo era riaprire gli empori, ingrossi di bigiotterie in serie, borse e cinture, vestiti di fibre sintetiche, sartorie, parrucchieri e manicure. Arredamento essenziale e standardizzato, negozi replicanti con gli stessi prezzi (i listini stampati con prestazioni e prezzi uniformi, 6 euro la piega, 8 euro piega e taglio). Insomma il quartiere era un esempio reale del mercato di “concorrenza perfetta” che avevo studiato all’università : prodotti basilari altamente sostituibili, prezzi e servizi identici, no differenziazione, no varianti. Aiuto! Comprare vestiario e scarpe era diventato impossibile, anche la passeggiata nel quartiere era deprimente. L’offerta commerciale tendeva alla monotonia, meno male che ho atteso pazientemente…..
Ebbene, lunghi lavori di pavimentazione hanno reso la via Sarpi pedonabile e qualitativamente rivalorizzata, ed ecco affacciarsi timidamente nuove formule di negozio italiano o cinese, ma in linea con il nuovo trend della sharing economy, del nuovo easy-going-lifestyle che tanto ci piace, dei pasti destrutturati e della iperspecializzazione (faccio solo questo ma sono un vero maestro!). Apre il primo “Presso”, grande locale indefinibile all’inizio, ma ottimo generatore di traffico e curiosità, con i suoi eventi culinari live che si possono ammirare in diretta dalle vetrine. Presso non è un ristorante, non è uno showroom, non è un cinema, è un locale-camaleonte affittabile a zone. Obbligo prenotare mesi prima!
E poi una raffinata enoteca gestita da cinesi, col diploma di sommelier appeso al muro, champagne in fresco per la sorpresa al partner, offerte speciali tutte le settimane. La pasticceria cinese Mr. Time si mette a lustro e propone pasticcini freschi in minuscole scatoline e “torte al forno” (dovete sapere che le torte cinesi delle cerimonie sono spessi strati di pan di spagna farcito e coperti di glassa decorata, pronte senza usare il forno). Il retrobottega è un tutt’uno con la zona vendita e gli ingredienti sono esposti in bella vista. I cinesi per scongiurare le credenze dei cibi surgelati e importati, di pessima qualità e consistenza aprono le porte delle cucine e ti mostrano che è tutto fatto sotto i tuoi occhi nella “Ravioleria” di Paolo Sarpi, il più innovativo china-street food, con pochi piatti take away pronti in pochi minuti, cucinati espressi, con materie prime di qualità e a km zero, tutto sulla strada e in vetrina. Curano i clienti, quando piove montano un gazebo per proteggere la lunga coda (= attenzione al cliente e mantenimento della coda che vuol dire qui c’è qualcosa di interessante). Sempre parlando di cibo cinese ruspante, ecco la ravioleria-fast food “Tang Gourmet”, nato sulle ceneri di grossista-clone di collanine. Qui la promessa è “Non vi portiamo solamente il cibo, ma Anche la cultura” : che vuol dire tanti tipi di ravioli a prezzo contenuto e vera esperienza di taverna cinese, con tanto di video, musica originale e porzioni da fame-da-lupo. Segue una settimana fa, l’apertura del primo negozio “La Risotteria di Scotti” – una vera sfida vendere riso a Chinatown – che immette innovazione su un prodotto italiano di qualità. Quindi riso in tutti i suoi stati di aggregazione : liquido, soffiato, biscottato, cotto, liofilizzato, versione birra, versione yogurt, versione merendina, per celiaci, ecc. Il tutto con tessera fedeltà, sconti da outlet, omaggi e personale simpaticissimo. Per agevolare l’integrazione, cercano commessa/o cinese con attitudine al wellness. E non ho finito : ecco il Washing Cafè, una moderna lavanderia a gettoni con “4 lavatrici e 4 asciugatrici per prendersi cura dei tuoi capi in modo sicuro, veloce e ecologico”, abbinato a un american bar con food and drink, stile anni ’50 per la tua attesa. Orari estesi 7,00-22,00 tutti i giorni. Aria di Stati Uniti per le alette di pollo fritte e gli anelli di cipolla alla maniera del Kentucky. Li trovi da “Corey’s Soul Chicken” e Corey è un exmodello e cantante con il pallino del fast food. Per finire, non dimentichiamoci la bevanda più bevuta in Cina, il tè. Questa volta rivisto con sostanziose perle di tapioca, 30 colori e 50 gusti : lo fanno al QQ Tea Taiwan Bubble Tea oppure allo Chateau du Fan (al di là del francesismo è una gelateria cinese), non perdetevi questa esperienza. E’ quasi una merenda, un mangia-e-bevi davvero bizzarro, nel bicchierone sigillato e cannuccia (praticamente un cannone!) per tirare su le palline. Ti senti in un altro paese, ma sei sempre nella tua vecchia Milano, rinata e stuzzicante, ora catalizzatore di novità.

Cosa è la sharing economy

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Facciamo un piccolo passo indietro, per comprendere appieno il contributo di Airbnb, secondo me la regina delle aziende della sharing economy. Cos’è la “sharing economy”?
E’ l’economia della condivisione, l’economia collaborativa, dell’uso a tempo determinato (tendenzialmente breve) di oggetti, beni, proprietà tra più persone, a fronte di un prezzo o tariffa da riconoscere al proprietario dello stesso. E’ generazione di affari, movimentazione di energie e denaro, una moderna “socializzazione delle cose” : può essere così definita la “social economy”. Non è un concetto immediatamente apprezzabile da tutti, occorre cambiare un po’ mentalità e soprattutto per noi italiani, questo passo di democratizzazione delle cose può essere un po’ ostico all’inizio. Ma è un processo inarrestabile, esattamente come l’avvento dei telefoni cellulari e coinvolgerà sempre più persone e categorie di beni e servizi.
Mister Mark Fields, amministratore delegato di Ford, ha dichiarato che in futuro una persona su tre vorrà affittare la propria auto ad altri: è la using & sharing economy, che avanza senza sosta in tutto il mondo, in molti campi, Italia compresa.
I numeri sono in crescita e promettono sviluppi ancora più forti: in Italia c’erano a inizio 2016 oltre 260 piattaforme collaborative suddivise tra 160 market places di scambio e collaborazione, 40 piattaforme di autoproduzione, 60 crowdfunder.
I risultati sono impattanti : Airbnb, nei sei mesi di EXPO a Milano ha contribuito a risolvere il problema della limitata ricettività alberghiera, offrendo alloggio ai visitatori con ben 43.000 sistemazioni in affitto temporaneo.
Vediamo quali sono stati i fattori scatenanti di questa “nuova economia”, perché è di questo che si tratta, di generazione di fatturati da realtà commerciali o da micro-imprenditorialità domestica, un tempo inesistenti, che hanno avuto una accelerazione grazie alla massificazione della tecnologia digitale.
Le cause della crescita esponenziale della sharing economy sono essenzialmente tre :
• la crisi economica che dal 2008 ha impoverito il ceto medio in Europa e negli Stati Uniti, spingendo alla ricerca di forme più innovative di reddito e puntando a sfruttare il proprio capitale esistente;
• la diffusione massiva e velocissima degli smartphone con connesso servizio di geo-localizzazione, che ha reso immediate, ubiquitarie e sicure le fasi di ricerca, prenotazione e pagamento;
• l’ingresso nei mercati di acquisto e consumo di nuove generazioni che non sentono più così radicato – come le generazioni dei loro genitori – il bisogno della proprietà di un beneOggi la necessità di possedere o meno una cosa viene determinata da quanto la si usa, e dai costi collegati: quindi, se una automobile serve pochi giorni l’anno, non ha economicamente senso acquistarla ma conviene noleggiarne una, solo per le volte che serve.
Sopra un certo livello di utilizzo, i beni si acquistano, sotto un certo livello, si “affittano temporaneamente”, riducendo anche l’onere di ricercare il finanziamento per una cifra importante. Si tratta di un semplice concetto di microeconomia: l’utilità marginale, che si può spiegare nel vantaggio incrementale che porta superare un punto critico, in cui c’è indifferenza nell’usare una formula o l’altra. In questo caso vale la pena acquistare (e mantenere) l’automobile se essa viene usata “n” volte l’anno rispetto al costo del noleggio. Si tratta in buona sostanza di capire se ne vale la pena o no, e questo determina la scelta.
Quindi l’affitto temporaneo di un bene non è una vera novità, ma lo è la diffusione del fenomeno nella società, insieme al fatto che interessi molti più settori che in passato. Molte sono oggi le categorie di “oggetti” o “servizi” che possono essere condivisi, liberandosi dalla schiavitù dell’acquisto, manutenzione, riparazione dell’oggetto stesso, e se automobile anche da assicurazione, parcheggio, pass, box, carburante, lavaggi e multe.
E dunque via libera allo sharing o condivisione del tempo (le famose bacheche del tempo), condivisione delle biciclette, auto elettriche in città (qui esistono forme private o comunali nelle principali città), viaggi (BlaBlacar o Uber), borse-scarpe-vestiti firmati (Drexcode), camere in casa propria o appartamenti, uffici interi o postazioni di lavoro, “bar a chat” cioè caffè e ristoranti dove si possono coccolare (o farsi coccolare da?) diversi gatti per il tempo di un pranzo, e così via. Caratteristica comune dei servizi: prezzi più bassi che in strutture organizzate, tempo limitato o utilizzo sporadico, grande senso di responsabilità.
Infatti, condividere, che sia un posto letto o un passaggio in auto, significa risparmiare per chi usa il servizio e guadagnare – o arrotondare e coprire le spese – per chi lo mette a disposizione. Ma vuol dire anche scommettere sulle relazioni, la fiducia è il caposaldo di un sistema economico emergente, costruito su recensioni virtuali e pagamenti sicuri.
E quale sarà il futuro, dopo l’avvento della sharing economy? Non so prevedere il futuro, ma sono convinta che la next economy sarà basata sulle piattaforme on-demand e l’intelligenza artificiale, con sempre più attenzione alla sostenibilità e a consumi più equi, con nuove dimensioni dello sharing esposto fino a qui.
Ora si coniugano nuove definizioni e nuovi significati: baratto, “lista dei desideri”, collaborazione attiva. Il compenso va oltre lo scambio economico. Si crea una nuova, profonda ricchezza social, ovvero conoscere e relazionarsi con gli altri. E di quanto Airbnb sia la miglior portavoce, ne leggerete più avanti, perché si fonda su un valore umano universale: l’ospitalità.
Uno dei fondatori di Airbnb, Brian Chesky, disse “Gli utenti dormono nei letti di altre persone. Per questo serve un livello di fiducia diverso rispetto a eBay o Facebook”. E su questo non si discute.

Ecco perché ho scritto un manuale

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L’idea di scrivere un manuale sulla mia esperienza con Airbnb mi è nata dopo aver partecipato alla convention Airbnb Open di Parigi nel 2015 : in quella sede, ho imparato molto sull’ospitalità e sul condividere una cosa così intima come la propria casa, come vi racconterò in un capitolo dedicato a questa istruttiva esperienza.

Ho compreso come si possa realmente sbloccare un potenziale di guadagno dal proprio appartamento, se si affitta nel modo giusto, sfruttando questa realtà mondiale che è la piattaforma online di house sharing Airbnb. In più, io ho alle spalle una esperienza di quasi due anni di successo, con la mia casa in Milano, tanto che ho avuto per oltre un anno il riconoscimento di Superhost dai miei ospiti, che hanno scritto ottime recensioni sul loro soggiorno.

Perché scrivere un manuale su come diventare un buon Host? Ce ne sono già alcuni, in formato e-book prevalentemente in lingua inglese e anche il sito di Airbnb è ricco di istruzioni e semplici passi da seguire.

Io vorrei raccontarvi la mia storia e la mia visione personale, condividere con i voi alcune esperienze da host e superhost, e soprattutto farvi risparmiare tempo riconoscendo i miei errori. Sono convinta che tutto ciò possa essere utile e mi piacerebbe proseguire con i lettori uno scambio di consigli ed esperienze. Non ho volutamente toccato alcuni argomenti, perché non ho esperienze personali da raccontare a riguardo, come danni subiti o gestire ospiti insoddisfatti (fortunatamente).

Tutti noi viviamo nella sharing economy, oltre a Airbnb, con Uber, Blablacar, Gnammo, Car2go, BikeMi e molti altri, quindi perché non condividere cosa è davvero istruttivo, cioè le esperienze concrete e utili, e poi diffondere i suggerimenti creativi che mi hanno raccontato a Parigi?

Non vi nego che ho fatto da consigliera a diversi amici che partivano con l’esperienza Airbnb e mi sono chiesta come riassumere tutte queste regolette, suggerimenti e metodo in un veloce manuale?

Questo libro è per tutti i principianti, ma anche esperti di Airbnb, o per i semplici curiosi della materia, ovvero chi mette per la prima volta in affitto la casa, o una stanza, e vuole cominciare una bella avventura ma anche per chi vuole perfezionare la sua esperienza di host e ricevere recensioni impeccabili.

L’equazione alla base del successo in questa attività è, infatti, molto semplice: se un ospite è felice del soggiorno da voi, scriverà una buona recensione e ne parlerà bene con familiari ed amici, che potranno tenere in considerazione la vostra casa per un viaggio in futuro e lo stesso ospite potrà ritornare da voi.  Ottime recensioni vi possono favorire nel guadagnare il titolo di “superhost”, che vuol dire maggiore visibilità tra tutti gli alloggi simili al vostro e più attenzione da parte dei potenziali ospiti. Quindi, alla fine, più prenotazioni avrete, più guadagnerete.

Ecco la mia storia, che partì a febbraio del 2014, a Milano.

 

 

Vuoi affittare casa tua con Airbnb?

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16 cose da sapere prima di affittare casa con Airbnb se vuoi guadagnare davvero (da Cosmopolitan.it del 31-1-2016)

Stai pensando di affittare il tuo appartamento, o anche solo una stanza, su Airbnb?Antonella Brugnola in pochi mesi, offrendo il suo piccolo alloggio a Milano, è diventata “Superhost”, titolo che la piattaforma attribuisce ai proprietari (host) che hanno ottenuto più recensioni positive. A due anni di distanza lo è ancora (il che come vedrai non è affatto scontato) e, forte dell’esperienza, ha voluto condividere le dritte che le hanno permesso di far fruttare al massimo la sua casa, facendo anche incontri interessanti, il tutto nel miglior spirito della sharing economy. Antonella, che di professione è esperta di marketing, infatti, ha scritto un e-book che è una vera guida all’ospitalità social: Manuale dell’Ospitalità Airbnb: iniziare con successo per diventare Superhost. Ma quali sono le mosse furbe di Antonella, quelle che fanno la differenza, facendoti diventare una host di successo? Eccone 16.

1. Scoprirai che la verità paga sempre

Quando apri il tuo account su Airbnb e inserisci l’annuncio, ti viene chiesta una descrizione della casa o stanza che affitti. È importante che sia molto veritiera e onesta: è inutile che vanti un panorama mozzafiato se dalla finestra si vede solo il muro della casa di fronte. Mostra esattamente quello che gli ospiti troveranno. Lo stesso vale per le foto: sì alle immagini dei locali a loro accessibili, no a quelle del terrazzino che puoi usare solo tu.

2. Ti divertirai a far sapere chi sei

Presentati: racconta qualcosa di simpatico di te (e di chi vive con te), i tuoi hobby, gli interessi, gli sport che pratichi. Senza dimenticarti degli eventuali animali domestici: segnalare la presenza del tuo  gatto farà simpatia a qualcuno aumentando l’appeal dell’annuncio ed eviterà brutte sorprese in qualcun altro, nel caso sia allergico. Infine, ricordati di postare una tua bella foto con il viso sorridente.

3. Scoprirai che parlare inglese è utile anche in Italia

Avrai ospiti da tutto il mondo! Antonella ha presto scoperto che gli stranieri sono molto più abituati di noi a viaggiare con l’aiuto delle piattaforme di house sharing. E sono anche gli ospiti migliori: in 20 mesi di affitto, nessuno le ha mai rotto un piatto o un bicchiere, lasciando tutto in ordine prima di andare via.

4. Ti sentirai fare sempre le stesse domande

Tutti gli ospiti chiedono se la casa è tranquilla e silenziosa e come è collegata con i mezzi pubblici.

5. Diventerai maestra nel fare discorsi di benvenuto

«Di solito le persone amano ascoltare il  mio racconto di benvenuto sulle case di ringhiera di Milano e sulla vicina Chinatown», dice Antonella. Fai come lei: individua una particolarità sulla tua casa e la zona dove vivi da illustrare ai tuoi ospiti quando arrivano.

6. Ti cimenterai nella cerimonia del tè

Antonella consiglia di mettere sempre a disposizione degli ospiti alcuni generi di conforto che li fanno sentire subito a casa, come tè, caffè e biscotti. Inoltre, attribuisce molta importanza alla pulizia generale, alle dotazioni di asciugamani e sapone in bagno e a tutto il necessario in cucina.

7. Ti troverai a risolvere gli imprevisti più strani

Una volta, per esempio, Antonella aspettava tre ospiti dall’Asia che si è scoperto essere colleghi di lavoro. La casa però dispone sì di 4 posti letto, ma in due stanze con due letti matrimoniali. Con prontezza, però, ha “recuperato” un terzo letto, ovvero un materasso gonfiabile, che ha sistemato in soggiorno.

8. Risponderai a tutti i commenti

Se punti ad avere una valutazione a 5 stelle (il massimo), inizia con il rispondere sempre alle valutazioni, ringraziando chi si complimenta e dicendo la tua in caso i giudizi siano poco veritieri.

9. Anche tu inizierai a selezionare i tuoi ospiti

Anche gli host possono valutare i propri ospiti in base al loro profilo, preferendo per esempio chi ne inserisce anche un documento d’identità e leggendo le recensioni fatte su di loro da altri host. Se ti informi bene prima di accettare una richiesta ti eviti sgradevoli sorprese.

10. Farai di tutto per non cancellare le prenotazioni

Cerca di rispondere almeno al 90% delle domande e richieste da parte dei viaggiatori. Per diventare Superhost, infatti, non devi aver mai cancellato una prenotazione.

11. Se la tua ospitalità sarà premiata dai tuoi ospiti, guadagnerai due volte

Oltre a fare sold-out con il tuo alloggio, se riesci a mantenere il “titolo” di Sperhost per almeno quattro trimestri riceve un premio in denaro da utilizzare in viaggi. Ma occhio: la valutazione viene fatta ogni trimestre sulla base dei quattro trimestri precedenti.

12. Calcolare i cambi di lenzuola ti potrà essere molto utile

Per garantire un buon servizio stabilisci la rotazione (il numero di notti minime richieste per ogni prenotazione e i giorni da tenere liberi) in base a quanto tempo puoi dedicare alla gestione di check-in e check-out, che è la parte più impegnativa del business, ma anche  alla quantità di biancheria che hai a disposizione per i cambi di lenzuola.

13. Diventerai un’esperta delle leggi che regolamentano le locazioni

Assicurati di rispettare ogni norma prevista, in particolare la legge 9 dicembre 1998, n. 431 che disciplina le locazioni ad uso abitativo, l’articolo 1575 e seguenti del codice civile e le varie leggi regionali che disciplinano l’attività turistica. Ricordati che il tuo profilo è visibile a tutti ed è quindi importante rispettare la legge.

14. Ti divertirai a comporre cestini di benvenuto

In cima alla classifica degli oggetti più graditi agli ospiti (e che li spingeranno a scrivere ottime recensioni) ci sono: il cestino di benvenuto, il forno microonde, il tostapane, la macchina del caffè e le tovagliette all’americana. E il bollitore, che in Italia non è scontato, dagli stranieri è ritenuto addirittura indispensabile.

15. Imparerai a usare qualche trucco di home staging

Si chiama così l’arte di valorizzare al massimo l’aspetto della casa (o stanza) senza spendere, con alcuni “effetti ottici” tipo l’uso di luci soffuse e tendaggi, in modo e poter alzare un po’ il prezzo. Puoi anche mettere in evidenza i particolari che rendono unico l’alloggio, come le travi a vista sul soffitto, il pavimento originale degli anni Sessanta, il caminetto…

16. Darai un nome alla tua casa

Non ci avevi mai pensato? Be’ se vuoi affittare con successo la tua casa su Airbnb trovarle un nome suggestivo può essere la mossa di marketing che farà la differenza. “La casa del glicine”, “Il nido delle rondini”, “Il salottino giallo”: fai volare la fantasia!

Cosmopolitan

L’importanza delle recensioni

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Il modello di ospitalità di Airbnb si basa sulla fiducia e sulla condivisione delle informazioni tra ospiti e proprietari sulle precedenti esperienze. Questo è il motivo per cui le recensioni sono così importanti, come sono importanti le votazioni che vengono date. Le recensioni, scritte da host e ospiti, si basano su reali pernottamenti effettuati.
Ciascun viaggiatore, al termine del suo soggiorno, ha 14 giorni per compilare una recensione e per valutare l’esperienza che ha avuto. Uguale periodo di tempo ha l’host per valutarlo, e le recensioni divengono visibili solo dopo che entrambi le hanno completate (o dopo che sono trascorsi 14 giorni nel caso uno dei due non le rilasci).
Le recensioni sono pubbliche, aiutano a conoscere meglio chi avremo come ospite a casa, e aiutano gli ospiti a scegliere dove prenotare. E alle recensioni si può rispondere, io cerco sempre di farlo, fa capire ai futuri ospiti quanto ci teniamo al loro parere e ai loro consigli.
La recensione è composta da una parte testuale, in cui l’ospite descrive cosa ha amato e cosa invece non ha gradito del suo soggiorno, e in cui spesso ringrazia dell’ospitalità e dei bei giorni trascorsi, e da una serie di voti – le famose stelle – a una serie di parametri:
Esperienza complessiva
Pulizia
Precisione
Valore
Comunicazione
Arrivo
Ubicazione

La valutazione va da una stella (assolutamente insufficiente) a cinque stelle (esperienza eccezionale), e sono sicuramente uno dei criteri più importanti che i viaggiatori utilizzano per effettuare la scelta dell’alloggio ove prenotare.
Anche noi host valutiamo gli ospiti al termine del loro soggiorno, e le recensioni che leggiamo su di loro sono molto importanti per decidere se accettarli o meno.
Ero timorosa nei primi tempi a leggere le recensioni lasciate dagli ospiti, e lo sono tuttora. Ma mi hanno molto motivato a migliorare il livello di ospitalità che offro, grazie anche ai consigli che spesso mi danno.
Dopo qualche mese dalla prima prenotazione, e dopo una serie incredibile di ottime recensioni a cinque stelle, è arrivata la sorpresa della promozione a Superhost. Un grande incentivo a continuare così!

Creare un titolo attraente

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Buongiorno a tutti, ecco oggi la prima pillola sulla buona gestione del vostro alloggio con Airbnb : come creare un titolo attraente per i potenziali ospiti.

Il titolo del vostro annuncio è come il titolo di un giornale, deve attirare e quindi dovete dedicare del tempo per crearne uno d’impatto : obiettivo è agganciare l’attenzione del visitatore e farlo cliccare, poi all’interno della descrizione, le fotografie e la descrizione dettagliata faranno il resto. Avete a disposizione un certo numero fisso di caratteri e spazi e quindi dovete sintetizzare al massimo. Il titolo deve veicolare abbastanza informazioni che intrighino e incuriosiscano, nel poco spazio che avete.

Ecco come procedere :

  1. decidete la lingua : io ho scritto il mio in inglese, visto che i miei guest italiani sono davvero una percentuale molto piccola, rispetto al resto degli ospiti da tutto il mondo
  2. stilate una lista di parole e aggettivi che descrivano i punti forti del vostro appartamento/alloggio : puntate a quelli che enfatizzino la qualità del vostro appartamento (design, charming, tipico, Liberty style), che mettano in risalto il punto di forza della casa (giardino, terrazzo con vista, piscina privata, camino); indicate la zona o il quartiere (downtown, park, Piccadilly, Isola Tiberina);
  3. indicate quante stanze o bagni o per quanti ospiti è la casa, se usate l’inglese è facile in quanto hanno delle sigle , “3bd” o “2br” vuol dire 3 stanze da letto e 2 bagni. In italiano è meglio mettere 4 pax, per 4 persone.
  4. scegliete 2 o 3 elementi dalla lista e cominciate a scrivere con queste parole alcune varianti di titolo;
  5. scelto il titolo, provate per qualche tempo a verificare se i vostri ospiti citano questi punti di forza nelle recensioni : se lo fanno vuol dire che è veramente un elemento distintivo che è stato apprezzato!

Ecco qualche esempio :

Charming house near Duomo (4 pax)

Luxury apartment Park city center

Navigli, 2 levels with terrace, 2bd 2br

E per sognare un po’…..

Eiffel Tower View New Designer Flat

Luxe 100-sqm, next to Place Vendome

3 bedrooms, close to Plaza Cataluña

Buon lavoro!