Parigi come piace a noi: 7 giorni low cost con 3 ragazzi e divertimento a 5 stelle

Posted on Leave a commentPosted in Uncategorized

Ora disponibile su Amazon Kindle

Parigi come piace a noi  copertinaCome conciliare due famiglie con un totale di tre adolescenti, una capitale ricchissima di stimoli e un budget low cost? Semplice, con tanta buona volontà e doti di pianificazione e il gioco è fatto.  La nostra scommessa era di organizzare una settimana a Parigi all’insegna della vacanza economica ma non per questo non ricca di appuntamenti e molto divertente, adattando il programma ai tre ragazzi con noi, per la prima volta turisti a Parigi. La redazione di una pratica guida che raccontasse l’esperienza è stata la mia sfida, perché desideravo che qualcun altro si ispirasse leggendola e ne traesse qualche utile spunto. Alla fine è risultata una grande vacanza molto istruttiva ed ha raggiunto l’obiettivo di essere improntata alla ricerca dell’economicità. Nella guida troverai consigli utili, reali, testati direttamente, funzionanti che potrai utilizzare subito per viaggiare spendendo molto meno di quello che hai sempre pensato! Per ogni giorno c’è un breve racconto delle attrazioni visitate, alcuni trucchi e suggerimenti, i “Top & Flop”, le mie riflessioni su cosa ho imparato per la prossima volta, il budget di spesa.

Breve storia di Airbnb

Posted on Leave a commentPosted in Uncategorized

La storia di Airbnb sembra un racconto, avventuroso e romantico, che iniziò in questo secolo, nel non troppo lontano 2007, a Los Angeles. Racconto avventuroso perché l’inizio e la trasformazione di una esperienza super-low-cost di ospitalità tra giovani  si moltiplicò all’infinito, e diede luce a una società solida e sana con una valutazione economica superiore a 24 miliardi di dollari USA, non lontana da quella delle maggiori catene mondiali di hotel come Hilton o IHC.

Come tutte le start-up, la “Airbedandbreakfast.com” non ebbe un inizio facile perché  il rischio di insuccesso o di non decollo era alto, ma negli USA si trova più facilmente che in Europa un finanziamento per far partire seriamente una start-up e i tre giovanissimi (Joe Gebbia, Nathan Blecharczyk e Brian Chesky) trovarono chi credette in loro e mostrarono il loro formidabile lato imprenditore.

Racconto romantico perché grazie alla tenacia, bravura, intuito e …. fortuna dei 3 soci fondatori la semplice e un po’ rockettara condivisione del materassino ad aria nel salotto di casa diventò in pochi anni una realtà consolidata, mondiale e con veri e propri letti, stanze, appartamenti, barche, immobili di lusso, giardini, tende e anche castelli con attore un nuovo network di appassionati che ha travalicato i confini, religioni, abitudini, età.

Airbnb, servizio web che mette in contatto privati con alloggi da affittare e persone alla ricerca di sistemazioni per brevi o medi periodi, ora è attivo in quasi tutto il globo e conta oltre 2 milioni di annunci in tutto il mondo in 34.000 città,  in grande crescita anno su anno.

Solo in Italia – secondo quanto riportato dalla Stampa lo scorso 7 luglio 2015 – Airbnb conta 150.000 alloggi e in un anno è cresciuto del 99%. Il nostro Paese è il terzo al mondo per giro d’affari dopo Stati Uniti e Francia e gli stranieri che lo utilizzano in un anno sono cresciuti del 141%. Solo a Milano l’effetto Expo ha determinato un +293%. Cifre che parlano da sole.

L’aspetto più romantico di Airbnb è qualcosa di più del solo viaggiare, è conoscere e instaurare relazioni umane, diventare un insider nel paese straniero, ma anche essere meno straniero all’estero. E così Airbnb ha dato voce e volto ad un pacifico movimento popolare di gente, turisti, businessmen, studenti, famiglie, talvolta nella doppia veste di ospitanti e ospitati (i cosidetti “host” e “guest”), che si muove per i continenti entrando nelle case e vivendo da vicino una esperienza nel Paese che hanno scelto.

I vantaggi non sono solo questi: il costo di un soggiorno con Airbnb è normalmente più basso di un hotel di medio livello, l’accoglienza dei padroni di casa è insostituibile per creare una relazione che negli hotel non è possibile, per raccomandare un ristorante tipico o un negozio davvero unico mai menzionato dalle guide, o per indirizzare i turisti in un tour inedito della città.

Leggere il profilo dei tuoi affittuari e scoprire che si ha un hobby in comune nonostante le migliaia di km di distanza, ci fa sentire meno spaesati, meno stranieri e attiva la conversazione. Infatti “Belong Anywhere” (è un concetto: sentirsi a casa propria ovunque) è il nuovo claim/mantra di Airbnb, e mai parole furono più potenti per esprimere questa sensazione.

Airbnb è in costante evoluzione per offrire forme di soggiorno sempre più aderenti alle richieste dei viaggiatori, aiutando concretamente gli host nel loro percorso di micro-imprenditorialità. E non dimentichiamo l’indotto generato da questo tipo di attività : la nascita di nuove agenzie di servizi, evoluzione delle società di pulizie in grado di rispondere alle richieste di chi non può/vuole occuparsi della gestione degli appartamenti in affitto temporaneo e così via.

In un prossimo futuro ci saranno convenzioni globali o nazionali con altre aziende di servizi e/o prodotti che potranno ricreare le abitudini locali degli affittuari là dove sono in viaggio (vuoi mettere un sabato sera nella casa mangiando tutti insieme la pizza con il delivery di PizzaHut, con uno sconto speciale per i clienti Airbnb?). Non inorridite, una cena italiana offerta ai guest sarà indubbiamente più apprezzata, si tratta di fare esempi concreti di convenzioni facilmente erogabili su piattaforma digitale.

Da tempo si discute dell’impatto che Airbnb ha avuto e avrà sul settore turistico e alberghiero e alcuni hanno ipotizzato che questo servizio possa diventare un nuovo canale di distribuzione per gli hotel. Insomma, il bello deve ancora venire, ma i nostri tre giovani soci fondatori sono pieni di idee e progetti, non ci deluderanno.

In chiusura, voglio portarvi a riflettere su un punto che mi ha veramente colpito nella sua semplicità e profondità. Credo che valga la pena riflettere un minuto sul valore di una attività elementare come affittare una stanza di casa propria in un momento di crisi economica come quello in cui ci troviamo da qualche anno.

Per una famiglia di coniugi pensionati o per la coppia con la sindrome del “nido vuoto”,  la stanza inutilizzata del figlio adulto diventa un piccolo capitale che può fruttare qualche profitto. Così la coppia si trasforma in piccolissimo imprenditore, prende energie dal rinfrescare le lingue straniere per comunicare con gli ospiti, può offrire un buon breakfast tradizionale cucinato con amore e fantasia, può arrotondare la pensione o trovare qualche finanziamento per i suoi hobby o viaggi. Non è un grande valore sociale questo?

 

NUOVE OFFERTE COMMERCIALI RETAIL : A CHINATOWN E’ FINITA L’ERA DEL MERCATO DI CONCORRENZA PERFETTA, ORA IL NUOVO TREND E’ LA ESCLUSIVITA’ DELL’OFFERTA E LA IPERSPECIALIZZAZIONE

Posted on Leave a commentPosted in Uncategorized

A Chinatown, zona Sarpi a Milano, dove abito da 15 anni, succede quello che sognavo da tempo, ovvero una diversificazione e riqualificazione dell’offerta dei negozi e l’apertura di test-shop, flagship store o nuove formule ristorative. Intendo dire negozi al dettaglio o ristorantini davvero unici, che strizzano l’occhio anche ai milanesi, non più esclusivamente appannaggio dei cinesi. Qui si vendono prodotti e cibi che sono felice di comprare o assaggiare e la composizione dei clienti in questi negozi è ormai 50-50. Ma la metamorfosi ci ha messo un po’ di tempo. All’inizio degli anni 2000, la storicissima via Paolo Sarpi adiacente a Chinatown, è stata letteralmente devastata da una ondata di acquirenti cinesi che, con tecniche non proprio ortodosse e tanti soldi contanti, convincevano alla (s)vendita i superstiti dettaglianti orto-frutta, librerie, gli store di abbigliamento per bambini, il pane-latte all’angolo, per rilevare in fretta le attività. Obiettivo era riaprire gli empori, ingrossi di bigiotterie in serie, borse e cinture, vestiti di fibre sintetiche, sartorie, parrucchieri e manicure. Arredamento essenziale e standardizzato, negozi replicanti con gli stessi prezzi (i listini stampati con prestazioni e prezzi uniformi, 6 euro la piega, 8 euro piega e taglio). Insomma il quartiere era un esempio reale del mercato di “concorrenza perfetta” che avevo studiato all’università : prodotti basilari altamente sostituibili, prezzi e servizi identici, no differenziazione, no varianti. Aiuto! Comprare vestiario e scarpe era diventato impossibile, anche la passeggiata nel quartiere era deprimente. L’offerta commerciale tendeva alla monotonia, meno male che ho atteso pazientemente…..
Ebbene, lunghi lavori di pavimentazione hanno reso la via Sarpi pedonabile e qualitativamente rivalorizzata, ed ecco affacciarsi timidamente nuove formule di negozio italiano o cinese, ma in linea con il nuovo trend della sharing economy, del nuovo easy-going-lifestyle che tanto ci piace, dei pasti destrutturati e della iperspecializzazione (faccio solo questo ma sono un vero maestro!). Apre il primo “Presso”, grande locale indefinibile all’inizio, ma ottimo generatore di traffico e curiosità, con i suoi eventi culinari live che si possono ammirare in diretta dalle vetrine. Presso non è un ristorante, non è uno showroom, non è un cinema, è un locale-camaleonte affittabile a zone. Obbligo prenotare mesi prima!
E poi una raffinata enoteca gestita da cinesi, col diploma di sommelier appeso al muro, champagne in fresco per la sorpresa al partner, offerte speciali tutte le settimane. La pasticceria cinese Mr. Time si mette a lustro e propone pasticcini freschi in minuscole scatoline e “torte al forno” (dovete sapere che le torte cinesi delle cerimonie sono spessi strati di pan di spagna farcito e coperti di glassa decorata, pronte senza usare il forno). Il retrobottega è un tutt’uno con la zona vendita e gli ingredienti sono esposti in bella vista. I cinesi per scongiurare le credenze dei cibi surgelati e importati, di pessima qualità e consistenza aprono le porte delle cucine e ti mostrano che è tutto fatto sotto i tuoi occhi nella “Ravioleria” di Paolo Sarpi, il più innovativo china-street food, con pochi piatti take away pronti in pochi minuti, cucinati espressi, con materie prime di qualità e a km zero, tutto sulla strada e in vetrina. Curano i clienti, quando piove montano un gazebo per proteggere la lunga coda (= attenzione al cliente e mantenimento della coda che vuol dire qui c’è qualcosa di interessante). Sempre parlando di cibo cinese ruspante, ecco la ravioleria-fast food “Tang Gourmet”, nato sulle ceneri di grossista-clone di collanine. Qui la promessa è “Non vi portiamo solamente il cibo, ma Anche la cultura” : che vuol dire tanti tipi di ravioli a prezzo contenuto e vera esperienza di taverna cinese, con tanto di video, musica originale e porzioni da fame-da-lupo. Segue una settimana fa, l’apertura del primo negozio “La Risotteria di Scotti” – una vera sfida vendere riso a Chinatown – che immette innovazione su un prodotto italiano di qualità. Quindi riso in tutti i suoi stati di aggregazione : liquido, soffiato, biscottato, cotto, liofilizzato, versione birra, versione yogurt, versione merendina, per celiaci, ecc. Il tutto con tessera fedeltà, sconti da outlet, omaggi e personale simpaticissimo. Per agevolare l’integrazione, cercano commessa/o cinese con attitudine al wellness. E non ho finito : ecco il Washing Cafè, una moderna lavanderia a gettoni con “4 lavatrici e 4 asciugatrici per prendersi cura dei tuoi capi in modo sicuro, veloce e ecologico”, abbinato a un american bar con food and drink, stile anni ’50 per la tua attesa. Orari estesi 7,00-22,00 tutti i giorni. Aria di Stati Uniti per le alette di pollo fritte e gli anelli di cipolla alla maniera del Kentucky. Li trovi da “Corey’s Soul Chicken” e Corey è un exmodello e cantante con il pallino del fast food. Per finire, non dimentichiamoci la bevanda più bevuta in Cina, il tè. Questa volta rivisto con sostanziose perle di tapioca, 30 colori e 50 gusti : lo fanno al QQ Tea Taiwan Bubble Tea oppure allo Chateau du Fan (al di là del francesismo è una gelateria cinese), non perdetevi questa esperienza. E’ quasi una merenda, un mangia-e-bevi davvero bizzarro, nel bicchierone sigillato e cannuccia (praticamente un cannone!) per tirare su le palline. Ti senti in un altro paese, ma sei sempre nella tua vecchia Milano, rinata e stuzzicante, ora catalizzatore di novità.

Cosa è la sharing economy

Posted on 1 CommentPosted in Uncategorized

Facciamo un piccolo passo indietro, per comprendere appieno il contributo di Airbnb, secondo me la regina delle aziende della sharing economy. Cos’è la “sharing economy”?
E’ l’economia della condivisione, l’economia collaborativa, dell’uso a tempo determinato (tendenzialmente breve) di oggetti, beni, proprietà tra più persone, a fronte di un prezzo o tariffa da riconoscere al proprietario dello stesso. E’ generazione di affari, movimentazione di energie e denaro, una moderna “socializzazione delle cose” : può essere così definita la “social economy”. Non è un concetto immediatamente apprezzabile da tutti, occorre cambiare un po’ mentalità e soprattutto per noi italiani, questo passo di democratizzazione delle cose può essere un po’ ostico all’inizio. Ma è un processo inarrestabile, esattamente come l’avvento dei telefoni cellulari e coinvolgerà sempre più persone e categorie di beni e servizi.
Mister Mark Fields, amministratore delegato di Ford, ha dichiarato che in futuro una persona su tre vorrà affittare la propria auto ad altri: è la using & sharing economy, che avanza senza sosta in tutto il mondo, in molti campi, Italia compresa.
I numeri sono in crescita e promettono sviluppi ancora più forti: in Italia c’erano a inizio 2016 oltre 260 piattaforme collaborative suddivise tra 160 market places di scambio e collaborazione, 40 piattaforme di autoproduzione, 60 crowdfunder.
I risultati sono impattanti : Airbnb, nei sei mesi di EXPO a Milano ha contribuito a risolvere il problema della limitata ricettività alberghiera, offrendo alloggio ai visitatori con ben 43.000 sistemazioni in affitto temporaneo.
Vediamo quali sono stati i fattori scatenanti di questa “nuova economia”, perché è di questo che si tratta, di generazione di fatturati da realtà commerciali o da micro-imprenditorialità domestica, un tempo inesistenti, che hanno avuto una accelerazione grazie alla massificazione della tecnologia digitale.
Le cause della crescita esponenziale della sharing economy sono essenzialmente tre :
• la crisi economica che dal 2008 ha impoverito il ceto medio in Europa e negli Stati Uniti, spingendo alla ricerca di forme più innovative di reddito e puntando a sfruttare il proprio capitale esistente;
• la diffusione massiva e velocissima degli smartphone con connesso servizio di geo-localizzazione, che ha reso immediate, ubiquitarie e sicure le fasi di ricerca, prenotazione e pagamento;
• l’ingresso nei mercati di acquisto e consumo di nuove generazioni che non sentono più così radicato – come le generazioni dei loro genitori – il bisogno della proprietà di un beneOggi la necessità di possedere o meno una cosa viene determinata da quanto la si usa, e dai costi collegati: quindi, se una automobile serve pochi giorni l’anno, non ha economicamente senso acquistarla ma conviene noleggiarne una, solo per le volte che serve.
Sopra un certo livello di utilizzo, i beni si acquistano, sotto un certo livello, si “affittano temporaneamente”, riducendo anche l’onere di ricercare il finanziamento per una cifra importante. Si tratta di un semplice concetto di microeconomia: l’utilità marginale, che si può spiegare nel vantaggio incrementale che porta superare un punto critico, in cui c’è indifferenza nell’usare una formula o l’altra. In questo caso vale la pena acquistare (e mantenere) l’automobile se essa viene usata “n” volte l’anno rispetto al costo del noleggio. Si tratta in buona sostanza di capire se ne vale la pena o no, e questo determina la scelta.
Quindi l’affitto temporaneo di un bene non è una vera novità, ma lo è la diffusione del fenomeno nella società, insieme al fatto che interessi molti più settori che in passato. Molte sono oggi le categorie di “oggetti” o “servizi” che possono essere condivisi, liberandosi dalla schiavitù dell’acquisto, manutenzione, riparazione dell’oggetto stesso, e se automobile anche da assicurazione, parcheggio, pass, box, carburante, lavaggi e multe.
E dunque via libera allo sharing o condivisione del tempo (le famose bacheche del tempo), condivisione delle biciclette, auto elettriche in città (qui esistono forme private o comunali nelle principali città), viaggi (BlaBlacar o Uber), borse-scarpe-vestiti firmati (Drexcode), camere in casa propria o appartamenti, uffici interi o postazioni di lavoro, “bar a chat” cioè caffè e ristoranti dove si possono coccolare (o farsi coccolare da?) diversi gatti per il tempo di un pranzo, e così via. Caratteristica comune dei servizi: prezzi più bassi che in strutture organizzate, tempo limitato o utilizzo sporadico, grande senso di responsabilità.
Infatti, condividere, che sia un posto letto o un passaggio in auto, significa risparmiare per chi usa il servizio e guadagnare – o arrotondare e coprire le spese – per chi lo mette a disposizione. Ma vuol dire anche scommettere sulle relazioni, la fiducia è il caposaldo di un sistema economico emergente, costruito su recensioni virtuali e pagamenti sicuri.
E quale sarà il futuro, dopo l’avvento della sharing economy? Non so prevedere il futuro, ma sono convinta che la next economy sarà basata sulle piattaforme on-demand e l’intelligenza artificiale, con sempre più attenzione alla sostenibilità e a consumi più equi, con nuove dimensioni dello sharing esposto fino a qui.
Ora si coniugano nuove definizioni e nuovi significati: baratto, “lista dei desideri”, collaborazione attiva. Il compenso va oltre lo scambio economico. Si crea una nuova, profonda ricchezza social, ovvero conoscere e relazionarsi con gli altri. E di quanto Airbnb sia la miglior portavoce, ne leggerete più avanti, perché si fonda su un valore umano universale: l’ospitalità.
Uno dei fondatori di Airbnb, Brian Chesky, disse “Gli utenti dormono nei letti di altre persone. Per questo serve un livello di fiducia diverso rispetto a eBay o Facebook”. E su questo non si discute.